{"product_id":"pzzlb44186","title":"Light Sentence Radu Dragomirescu","description":"\u003cstrong\u003eCONDIZIONE:\u003c\/strong\u003e Come Nuovo\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eSku:\u003c\/strong\u003e PZZLB44186\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eISBN:\u003c\/strong\u003e 9788884866790\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eTitolo:\u003c\/strong\u003e Light Sentence Radu Dragomirescu\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eEditore:\u003c\/strong\u003e Compagnia Della Stampa\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eAnno:\u003c\/strong\u003e 2015\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003ePagine:\u003c\/strong\u003e 218\u003cbr\u003e\u003cstrong\u003eFormato:\u003c\/strong\u003e Brossura\u003cbr\u003e\u003cbr\u003eRadu Dragomirescu appartiene, anagraficamente e culturalmente, a una di quelle generazioni che gli storici definiscono “di mezzo”. Agli esordi, suoi naturali e, storicamente, più prossimi referenti erano gli esponenti dell’Arte povera e almeno due protagonisti della particolare declinazione che, in Europa, prende il Concettualismo: da un lato Gino De Domicis, dall’altro Joseph Beuys. Era a contatto con quella temperie che il giovane artista accedeva alla consapevolezza che l’arte potesse ancora interagire con il presente e con l’impegno civile, essere un “atto sociale” senza per questo recedere dal suo rigore formale, poetico e concettuale per scendere sul terreno del didascalismo. Mario Merz, Beuys e De Dominicis, in particolare, sono, al pari di Dragomirescu, gli esempi di come il linguaggio contemporaneo non escluda (e, anzi, se ne nutra) la riflessione su categorie quali, rispettivamente, l’archetipo, la primarietà e il mito.","brand":"Compagnia Della Stampa","offers":[{"title":"Default Title","offer_id":48212978368859,"sku":"PZZLB44186","price":17.01,"currency_code":"EUR","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0849\/3957\/1547\/files\/9788884866790.jpg?v=1715939528","url":"https:\/\/www.plibro.it\/products\/pzzlb44186","provider":"Piazza del Libro","version":"1.0","type":"link"}