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Compagnia Editoriale Aliberti
Casa D'altri E Altri Racconti Silvio D'arzo Compagnia Editoriale Aliberti 2025
Casa D'altri E Altri Racconti Silvio D'arzo Compagnia Editoriale Aliberti 2025
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CONDIZIONE: Nuovo
Sku: PZZLB119401
ISBN: 9788893237642
Titolo: Casa D'altri E Altri Racconti
Autore: Silvio D'arzo
Editore: Compagnia Editoriale Aliberti
Anno: 2025
Pagine: 192
Formato: Brossura
Casa d’altri è tristezza senza inizio e senza fine, cosmica, travalica i protagonisti gli accadimenti e lo sfondo. Io l’ho percepita. Il paese della mia infanzia la conteneva e, in qualche strano modo, la venerava. Casa d’altri è la tragicità del vivere, il baratro della solitudine non illuminata dallo Spirito, la caducità della carne, il dolore che opprime, la sofferenza che annichilisce, scrive Giovanni Lindo Ferretti nella prefazione. Sette case addossate e nient’altro dell’appennino emiliano. Ecco tutta Montelice. Tutta quanta: e nessuno lo sa. Doctor Ironicus (così lo chiamavano da giovane), prete stanco e disilluso, pensa di sapere tutto di quella montagna, di quelle umili anime di provincia. Vivono, dice al nuovo curato di Braino, diciotto o vent’anni appena, chissà. E poi muoiono. Finché non conosce Zelinda, una vecchia lavandaia mai vista prima, forse di un paese vicino e che, a quel prete, ha qualcosa da dire, anzi, da chiedere. Ma non subito. Lo farà alla fine di una lunga conversazione, muta, fatta di abili evasioni e sguardi non soliti a comunicare. Come chi sa come tenersi tutto dentro, senza nulla chiedere, a Dio, alla vita, al resto del mondo. E sentendosi, quindi, sempre in casa d’altri.
Sku: PZZLB119401
ISBN: 9788893237642
Titolo: Casa D'altri E Altri Racconti
Autore: Silvio D'arzo
Editore: Compagnia Editoriale Aliberti
Anno: 2025
Pagine: 192
Formato: Brossura
Casa d’altri è tristezza senza inizio e senza fine, cosmica, travalica i protagonisti gli accadimenti e lo sfondo. Io l’ho percepita. Il paese della mia infanzia la conteneva e, in qualche strano modo, la venerava. Casa d’altri è la tragicità del vivere, il baratro della solitudine non illuminata dallo Spirito, la caducità della carne, il dolore che opprime, la sofferenza che annichilisce, scrive Giovanni Lindo Ferretti nella prefazione. Sette case addossate e nient’altro dell’appennino emiliano. Ecco tutta Montelice. Tutta quanta: e nessuno lo sa. Doctor Ironicus (così lo chiamavano da giovane), prete stanco e disilluso, pensa di sapere tutto di quella montagna, di quelle umili anime di provincia. Vivono, dice al nuovo curato di Braino, diciotto o vent’anni appena, chissà. E poi muoiono. Finché non conosce Zelinda, una vecchia lavandaia mai vista prima, forse di un paese vicino e che, a quel prete, ha qualcosa da dire, anzi, da chiedere. Ma non subito. Lo farà alla fine di una lunga conversazione, muta, fatta di abili evasioni e sguardi non soliti a comunicare. Come chi sa come tenersi tutto dentro, senza nulla chiedere, a Dio, alla vita, al resto del mondo. E sentendosi, quindi, sempre in casa d’altri.
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