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Adelphi
Memorie Di Un Pazzo Nikolaj Gogol' Adelphi 2024
Memorie Di Un Pazzo Nikolaj Gogol' Adelphi 2024
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CONDIZIONE: Nuovo
Sku: PZZLB84798
ISBN: 9788845938573
Titolo: Memorie Di Un Pazzo
Autore: Nikolaj Gogol'
Editore: Adelphi
Anno: 2024
Pagine: 103
Formato: Brossura
Così scrive nel suo diario il consigliere titolare Poprišcin �� funzionario di rango non elevato ma di grandi ambizioni, roso dal senso di inferiorità, dall’invidia verso più altolocati colleghi al servizio dello Stato –, che ritiene un privilegio l’incarico di temperare, una volta alla settimana, le penne d���oca di un superiore della cui figlia è segretamente innamorato. Nelle pagine che accolgono le sue frustrazioni e i suoi sogni di gloria si insinuano le sempre più assurde fantasie che lo abitano: mucche che comprano il tè, il carteggio tra due cagnoline dal quale apprende che la giovane amata andrà in sposa a un altro. Lo sdegno e un’impotente rabbia lo precipitano definitivamente nella follia (burocratica questa, priva del demoniaco romanticismo che caratterizza l’insania del pittore nel Ritratto, un altro dei racconti pietroburghesi di Gogol’). Persa del tutto la ragione – ora si crede Ferdinando VIII, re di Spagna –, Poprišcin viene rinchiuso in un manicomio, dove si occupa degli affari di Stato e si angoscia per la sorte della Luna. Dinanzi al suo delirio, alle grida strazianti per le cure brutali che gli vengono inflitte, anche a noi non resta che ripetere, come Poprišcin: Vabbè, vabbè, silenzio!. Un silenzio che verrà riempito dalla voce stridula e penetrante dell’Uomo del sottosuolo di Dostoevskij.
Sku: PZZLB84798
ISBN: 9788845938573
Titolo: Memorie Di Un Pazzo
Autore: Nikolaj Gogol'
Editore: Adelphi
Anno: 2024
Pagine: 103
Formato: Brossura
Così scrive nel suo diario il consigliere titolare Poprišcin �� funzionario di rango non elevato ma di grandi ambizioni, roso dal senso di inferiorità, dall’invidia verso più altolocati colleghi al servizio dello Stato –, che ritiene un privilegio l’incarico di temperare, una volta alla settimana, le penne d���oca di un superiore della cui figlia è segretamente innamorato. Nelle pagine che accolgono le sue frustrazioni e i suoi sogni di gloria si insinuano le sempre più assurde fantasie che lo abitano: mucche che comprano il tè, il carteggio tra due cagnoline dal quale apprende che la giovane amata andrà in sposa a un altro. Lo sdegno e un’impotente rabbia lo precipitano definitivamente nella follia (burocratica questa, priva del demoniaco romanticismo che caratterizza l’insania del pittore nel Ritratto, un altro dei racconti pietroburghesi di Gogol’). Persa del tutto la ragione – ora si crede Ferdinando VIII, re di Spagna –, Poprišcin viene rinchiuso in un manicomio, dove si occupa degli affari di Stato e si angoscia per la sorte della Luna. Dinanzi al suo delirio, alle grida strazianti per le cure brutali che gli vengono inflitte, anche a noi non resta che ripetere, come Poprišcin: Vabbè, vabbè, silenzio!. Un silenzio che verrà riempito dalla voce stridula e penetrante dell’Uomo del sottosuolo di Dostoevskij.
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